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Prigioni omeopatiche
(Un giudice americano ha
condannato due ladri di pesce a nutrirsi di pesce in prigione,
mattina e sera, per sei mesi di seguito)
Due ladri americani,
alquanto pesce
avean rubato, e il
giudice, in prigione
li manda, e il peso
della pena accresce
con una spiritosa
invenzione:
- "Per i pesci peccaste;
e per mezz'anno,
- ei dice, - a mangiar
pesci vi condanno."
Se si pensa agli arrosti
prelibati,
agli intingoli ed ai
manicaretti
che vengono imbanditi ai
carcerati,
pietà ci prende di quei
due, costretti
a mangiar pesce, sempre
pesce, invece
di broda e broda che
insapora il cece.
Sempre pesce! E speriam
che almeno sia,
oltre che pesce fresco,
pesce fino,
e non s'aggravi quella
prigionia
con sei mesi di trota o
di branzino,
e, poichè pesce il
giudice ha prescritto,
s'alterni il pesce lesso
al pesce fritto.
La sentenza è davvero
originale,
e, scontata la pena, i
due malvagi
avran, pel pesce cotto,
un odio tale
di rubar pesci al solito
lavoro,
la refurtiva non terran
per loro.
Non se la mangeran
golosamente,
impreziosita dalla
besciamella,
ma la rifileranno ad
altra gente
impinguandosi un poco la
scarsella.
Ragion del furto non
sarà più un lercio
viziaccio della gola, ma
il commercio!
Oh quel giudice è saggio
e arguto e pratico!
Se in man gli caschi un
ladro di fagiani,
egli, applicando il
metodo omeopatico,
gli amareggerà i pasti
quotidiani,
sì che, in carcere, il
tristo avrà lo scorno
di mangiar sempre e sol
fagiani al forno.
Il sistema è eccellente,
ma non senza
inconvenienti; eccone
uno serio:
di quel giudice, quale
la sentenza
sarà, contro un colpevol
d'adulterio?
Chi ruba pesci, mangia
pesci! Ahi lui,
che pena avrà chi ruba
mogli altrui?
La Giustizia d'America è
brillante,
e, poichè processando
ora sta l'Asse,
ci vorrà condannare a
chi sa quante
diete magre, vietandoci
le grasse?
No! Per punir la nostra
iniquità,
si mangerà essa stessa
il Canadà. (Turno)
(Tratta dalla Domenica
del Corriere Anno 42 n. 37 dell'8 settembre 1940-XVIII)
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