Home Chi siamo Aforismi Animazione Annunci gratis Bomboniere Bar Buffet Catering Cerimonie Chiese Fotografi Fornitori Glossario Intrattenimento Inviti Location Matrimoni Menù Musica Partecipazioni Poesie Proverbi Ricette Rinfreschi Rubriche  Contatti Link


 

 

Home

Aforismi
Poesie
Proverbi
Ricette
Rubriche 
Links
Annunci gratuiti

 

Il nome delle cose

 

 

LA BATTITURA DEL GRANO

Il grano disteso a mannelle, drizzato in covoni, aveva formato l’enorme bica, una casa d’oro, presso l’aia, col tetto di spighe sormontato dalla crocetta cristiana e dal rosso cencino pagano. Aspettava la trebbiatrice.

Ancora in molti poderucci si batteva il grano all’antica, coi correggiati, e nella casa di Sandro avevo veduto quei due bastoni pesanti, tenuti insieme da una grossa striscia di cuoio; ma quasi tutti, ormai, battevano con la macchina, che faceva il giro dei poderi, e durava a lavorare fin verso il termine dell’agosto, portando il suo fumo e il suo fischio in ogni piega di poggi. (G. Fanciulli) 

 

 

LA TREBBIATRICE

Non è andata lontana, s’è fermata al margine della strada, a fianco d’una bica di covoni; grano mietuto tra un filare e l’altro d’un vigneto. Era poca cosa; il macchinista ha fatto ben presto ad avviare il motore, la cinghia è stata subito innestata; sotto alla trebbiatrice che già palpitava han disteso un ruvido panno a raccoglier quel poco che la macchina avrebbe lasciato perdere dagli ingranaggi: e l’uomo è subito montato su. Il contadino porgeva un covone dopo l’altro, accanto alla tramoggia, con un falcetto; un altro tagliava il legaccio, e il primo infilava il covone per il capo, nella bocca della tramoggia. Sussultando, la macchina divorava, benevolo mostro, quei covoni; i quali sparendo nelle sue viscere, in meno d’un minuto le riuscivano dal di dietro in paglia, e in pula polverosa, e da un fianco in un getto fluente di grano. S’empiva lo staio, un giovanotto lo rasava con la mano, e due uomini vi imboccavano il sacco e versavano. Un vecchio fiero e membruto sforconava nel polverone la paglia maciullata, la maglietta gli era uscita dalla cintola, e scopriva il filo della schiena. La fatica procedeva spedita, dominata con sicurezza da quelle braccia, ognuno intento al suo ufficio. Solo il macchinista se ne stava inoperoso, una gamba appoggiata al suo sussultante motore. (G.  Titta Rosa)

 

 

LA CASTAGNA

La castagna deve il suo nome a Castano Magnesia, città della Macedonia e la sua storia è antichissima e interessante. L'uso delle castagne era assai diffuso tra i Romani: essi le adoperavano anche per fare il pane, come del resto si fa ancora in varie località della Toscana, specie nel Senese. Nel Medioevo la Scuola di Salerno proclamò che prima dei pasti la castagna è un astringente, dopo i pasti è un lassativo. Un medico piemontese del 1500, Francesco Gallina, consigliava alle ragazze bionde di usare il decotto delle bucce di castagne come lavanda, per conservare l'oro alle chiome. Un vecchio proverbio recita: "Oca, castagne e vino: tieni tutto per San Martino".

 

Indietro


 

La riproduzione anche in forma parziale è vietata.

Tutti i diritti sono riservati

© Copyright 2007-2011 All rights reserved

 

Collezionismo    -    Antiquariato